§ <121> Novara 1849
Nel febbraio 1849 Silvio Spaventa visitò a
Pisa il D’Azeglio e di questo colloquio fa ricordo in uno scritto politico
composto nell’ergastolo nel 1856: «Un uomo di Stato piemontese dei più
illustri diceva a me un mese innanzi: noi non possiamo vincere, ma combatteremo
di nuovo: la nostra sconfitta sarà la sconfitta di quel partito che oggi ci
risospinge alla guerra; e tra una sconfitta e una guerra civile noi scegliamo
la prima: essa ci darà la pace interna e la libertà e l’indipendenza del
Piemonte, che non può darci l’altra. Le previsioni di quel saggio (!) uomo si
avverarono. La battaglia di Novara fu perduta per la causa dell’indipendenza
e guadagnata per la libertà del Piemonte. E Carlo Alberto fece, secondo me,
il sacrifizio della sua corona più a questa che a quella» (CFR Silvio
Spaventa, Dal 1848 al 1861. Lettere, scritti, documenti, pubblicati da B.
Croce, 2ª ed., p. 58 nota). Tra la
guerra civile e una sconfitta milita-re, lo Stato preferisce quest’ ultima. Talvolta,
però, una ormai incombente sconfitta non evita la guerra civile, come in
Russia nel 1917, o da noi nel 1943. Cedere all’esterno,
per tenere all’interno non è una formula sempre valida. Questo vale
a mag-gior ragione se si cede con regolarità agli interessi esterni nell’ambito
di organi sovrannazionali, peggiorando le con-dizioni di vita o li-mitando la
libertà all’interno del Paese.
Commenti
Posta un commento