§ <117> Direzione politica e militare nel Risorgimento
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L’incertezza politica, le continue
oscillazioni tra dispotismo e costituzionalismo ebbero i loro effetti anche
sull’esercito piemontese. Si può dire che quanto più un esercito è numeroso,
cioè quanto più profonde masse della popolazione vi sono incorporate, tanto
più cresce l’importanza della direzione politica su quella meramente
tecnica-militare. La combattività dell’esercito piemontese era altissima al
principio della campagna del 48: i destri credettero che questa combattività
fosse espressione di un puro «spirito militare» astratto e si dettero ad
intrigare per restringere le libertà popolari. Il morale dell’esercito
decadde. La polemica sulla «fatal Novara» è tutta qui. A Novara l’esercito
non volle combattere, perciò fu sconfitto. I destri accusarono i sinistri
d’aver portato la politica nell’esercito, d’averlo disgregato. Ma in realtà
l’esercito si accorge di un mutamento di direzione politica, senza bisogno
dei disgregatori, da una molteplicità di piccoli fatti, che uno per uno
sembrano trascurabili ma nell’insieme formano una nuova atmosfera
asfissiante: quindi la causa non è che di chi ha mutato la direzione
politica, senza prevederne le conseguenze militari, cioè ha sostituito una
cattiva politica a una precedente buona, conforme al fine. Il problema è
legato al concetto di opportuno e di conforme al fine: se gli uomini fossero
macchine, il concetto di conforme al fine sarebbe semplice. Ma gli uomini non
sono uno strumento materiale che si può usare nei limiti della sua coesione
meccanica e fisica: nel «conforme al fine» occorre perciò includere sempre la
distinzione «secondo lo strumento dato». Se con una mazza di legno si batte
un chiodo con la stessa energia con cui si batterebbe con un martello
d’acciaio, è il chiodo che penetra nel legno invece di conficcarsi nel muro.
Con un esercito di mercenari professionisti, la direzione politica è minima
(sebbene esista anche in questo caso in qualche modo): con un esercito
nazionale di leva il problema muta; nelle guerre di posizione fatte da grandi
masse che solo con grandi riserve di forze morali possono resistere al grande
logorio muscolare, nervoso, psichico, solo {con} un’abilissima direzione
politica, che tenga conto delle aspirazioni più profonde delle masse, si
impedisce la disgregazione e lo sfacelo. La direzione militare deve essere sempre
subordinata alla direzione politica, ossia i comandi dell’esercito devono
essere l’espressione militare di una determinata politica. Naturalmente può
darsi il caso che gli uomini politici non valgano nulla, mentre nell’esercito
ci siano dei capi che alla capacità militare congiungono la capacità
politica. Questo è il caso di Cesare e di Napoleone; ma in Napoleone s’è
visto come il mutamento di politica, coordinato alla presunzione di avere uno
strumento militare astrattamente militare, abbia portato alla sua rovina:
cioè anche in questi esempi di direzione politica e militare unite in una
stessa persona, la politica era superiore alla direzione militare. I libri di
Cesare, ma specialmente il De bello
civili, sono un classico esempio di esposizione di una sapiente
combinazione di politica e arte militare: i soldati vedevano in Cesare non
solo un grande capo militare, ma anche un grande capo politico. Ricordare che Bismarck sosteneva la
supremazia del politico sul militare, menrte Guglielmo II, secondo quanto
riferisce Ludwig, annotò rabbiosamente un giornale in cui o l’opinione di
Bismarck era riportata o si esprimeva un’opinione simile. Così i tedeschi
vinsero brillantemente quasi tutte le battaglie, ma perdettero la guerra. |
L'Esercito Rosso cinese è una organizzazione armata destinata ad adempiere i compiti politici della rivolu-zione [...] Questo esercito è forte perché tutti i suoi membri hanno una disciplina cosciente; essi si sono uniti e combattono non per gli interessi privati di pochi individui o di una cricca ristretta, ma per gli interessi delle larghe masse popolari e di tutta la nazione (Mao) È difficile formare un vero esercito popo-lare, che un tempo si trovava già bello e fatto, a spese del nemico. L’esercito di leva aveva una parte professionale (servizio effettivo) e una parte non professionale (com-plemento). Quest’ultimo rispec-chiava in gran parte la società civile: - grande e media borghesia (ufficiali); - piccola borghesia (sottuficiali); - masse popolari (soldati). Dalle ultime due componenti fu formato il nerbo dell’Armata Rossa nel 1917 e delle forze partigiane in Europa (1940-1945). |
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1 Cfr. Edmil Ludwig, Guillaume II, Paris,
1927. Testo che G. ebbe sottomano nel carcere di Turi. Qui fa riferimento a
questo passo: «La
suprématie du soldat en temps de guerre constituait un credo pour l’empereur.
Bismarck (Vol. II, chap. 23) avait écrit:”La détermination et la délimitation
de bouts qui doivent être atteints par la guerre, l’examen auquel procède le
monarque à leur égards, est et demeure, pendant comme avant la lutte, un
problème d’ordre politique, et le caractère des solutions qu’on lui donne ne
saurait rester sans influence sur celui de la conduite des hostilités”. L’
empereur en marge d’un exposé analogue publié par la Frankfurter Zeitung, escrivit rageusament: “Cette grossière
erreur doit être immédiatatement anéanti par la Wilhelmstrasse coram pubblico
... La politique pendant la guerre, garde le silence, jusq’au jour où la
stratégie lui permet à nouveau de parler!» (pp. 268-69). |
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