1. 125. 1919

 

§ <125> 1919

1


 

 

 

Articoli della «Stampa» contro i tecnici d’officina e clamorose pubblicazioni degli stipendi più alti. Bisognerebbe vedere se a Genova, la stampa degli armatori, fece la stessa campagna contro gli stati maggiori quando essi entrarono in agitazione e furono aiutati dagli equipaggi.

Qui Gramsci fa riferi-mento alla situazione creatasi dopo la con-quista indolore delle 8 ore, il primo grande accordo concertativo tra sindacato e in-dustriali, che inclu-deva  notevoli peg-gioramenti sul piano normativo, ponendo anche limiti al diritto di sciopero.

Gli operai reagiscono in modo autono-mo contro gli aspetti negativi dell' accordo e in questo contesto raggiunge il culmine la vertenza dei capi tecnici, già iniziata da tempo. Gli industriali oppongono una forte  resistenza che ha delle ragioni dichia-ratamente politiche. 

Il Consorzio degli industriali afferma  esplicitamente che se i capitecnici e gli impiegati si fossero uniti agli operai, non si sarebbe più potuta garantire la disciplina in fabbrica.  

Occorreva pertanto non solo fiaccare la lotta dei tecnici, ma impedire che si formasse tale spirito di solidarietà e anzi sfruttare il risen-timento degli operai nei confronti dei capireparto che gior-nalmente li angaria-vano. 

Dell’operazione si in-carica Agnelli che in aprile annuncia le prime sospensioni di operai giustificandole con l’assenza dei capireparto. 

Sospensioni che si susseguono poi a catena ed assumono l’aspetto di una vera e propria serrata. Si può affermare comunque che la manovra padro-nale nel complesso fallisse, perché alla fine vi furono segni non dubbi che gli operai avevano  inteso il valore della lotta dei tecnici. Gruppi sempre più numerosi dell’una categoria e dell’altra cominciavano a trarre da quell’esperienza la conclusione che biso-gnasse combattere un nemico comune ad entrambe. [a]

1 Cfr Alcuni temi della questione meridionale«Il proletariato torinese, con tutta una serie d'azioni, aveva  dimostrato di aver raggiunto un altissimo grado di maturità e capacità politica. I tecnici e gli impiegati di officina, nel 1919, poterono migliorare le condizioni solo perché appoggiati dagli operai. Per stroncare l'agitazione dei tecnici, gli industriali proposero agli operai di nominare essi stessi, elettivamente, nuovi capisquadra e capireparto; gli operai respinsero la proposta, quantunque avessero parecchie ragioni di conflitto coi tecnici che erano sempre stati uno strumento padronale di repressione e persecuzione. Allora i giornali fecero una furiosa campagna per isolare i tecnici, mettendo in vista i loro altissimi salari, che raggiungevano le 7.000 lire al mese. Gli operai qualificati aiutarono l'agitazione dei manovali, che solo così riuscirono a imporsi: nell'interno delle fabbriche furono spazzati via tutti i privilegi e gli sfruttamenti delle categorie più qualificate ai danni delle meno qualificate. Attraverso queste azioni l'avanguardia proletaria si guadagnò la sua posizione sociale d'avanguardia; è stata questa la base di sviluppo del Partito comunista a Torino».

[a] Giuseppe Maione, Il biennio rosso. Autonomia e spontaneità operaia nel 1919-1920, Bologna, Il Mulino, 1975.


Commenti