1.151 Rapporto storico tra lo Stato moderno francese nato dalla Rivoluzione e gli altri Stati moderni europei
§ <151> Rapporto storico tra lo Stato moderno francese nato dalla Rivoluzione e cli altri Stati moderni europei
Ripreso nel Q. 10 (XXXIII)
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La quistione è di sommo
interesse, purché non sia risolta secondo schemi astratti sociologici. Essa
storicamente risulta da questi elementi: 1°) Esplosione rivoluzionaria in
Francia; 2°) Opposizione europea alla rivoluzione francese e alla sua
espansione per i «meati» di classe; 3°) Guerre rivoluzionarie della Francia
con la Repubblica e con Napoleone e costituzione di una egemonia francese con
tendenza a uno Stato universale; 4°) Riscosse nazionali contro l’egemonia
francese e nascita di Stati moderni europei per ondate successive, ma non per
esplosioni rivoluzionarie come quella originaria francese. Le «ondate
successive» sono date da una combinazione di lotte sociali e di guerre
nazionali, con prevalenza di queste ultime. La «Restaurazione» è il periodo
più interessante da questo punto di vista: essa è la forma politica in cui la
lotta delle classi trova quadri elastici che permettono alla borghesia di
giungere al potere senza rotture clamorose, senza l’apparato terroristico
francese. Le vecchie classi sono degradate da «dirigenti» a «governative», ma
non eliminate né tanto meno fisicamente soppresse; da classi diventano
«caste» con caratteri psicologici determinati, non più con funzioni economiche
prevalenti. Questo «modello» della formazione degli Stati moderni può
ripetersi? È da escludersi, per lo meno in quanto alla ampiezza e per quanto
riguarda i grandi Stati. Ma la quistione è della somma importanza, perché il
modello francese-europeo ha creato una mentalità. Altra quistione
importante legata alla suddetta è quella dell’ufficio che hanno creduto di
avere gli intellettuali in questa fermentazione politica covata dalla
Restaurazione. La filosofia classica tedesca è la filosofia di questa epoca
ed è quella che vivifica i movimenti liberali nazionali dal 48 fino al 70. A
questo proposito vedere la riduzione che da Marx della formula francese
«liberté, fraternité, egalité» con i concetti filosofici tedeschi (Sacra famiglia). Questa riduzione mi
pare teoricamente importantissima: è da porre accanto a ciò che ho scritto
sulla Concezione dello Stato secondo la
produttività (funzione) delle classi sociali (p.95 bis). Ciò che è
«politica» per la classe produttiva diventa «razionalità» per la classe
intellettuale. Ciò che è strano è che
dei marxisti ritengano superiore la «razionalità» alla «politica», la
astrazione ideologica alla concretezza economica. Su questa base di rapporti
storici è da spiegare l’idealismo filosofico moderno. |
Caos e ricomposizione. Il tema è interessante, G. suggerisce questo schema: Rivoluzione Francese → Napoleone → Waterloo → Restau-razione. In quest’ultima tappa la classe che aveva preso il potere con la forza, lo prende, ora, in modo pacifico e quella che è stata sconfitta non è eliminata, ma diventa casta governativa, al servizio della classe dirigente. G. esclude che un simile schema possa ripetersi, e ha ragione. Infatti nello schema: Rivoluzione Russa → Revisionismo → Caduta del muro di Berlino → Afferma-zione della democrazia borghese come unica opzione, il proletariato non ha preso il potere in modo pacifico. Le ragioni sono due, la mancanza, in Europa, della guerra e la perdita dell’identità di classe conseguente al modello individualista imposto. Eppure, con l’avvento di globalizzazione e UE, |
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la trasformazione, almeno in Europa, del ceto politico in casta c’è stata. Il governo non è più una mediazione dei rapporti di forza delle classi, ma la gestione degli affari correnti da parte di una particolare categoria di funzionari trasformisti e intercambiabili. La direzione è rimasta solo in via subordinata in mano alle borghesie nazionali, quali filiali locali del grande capitale finanziario sovranazionale, che è il vero detentore del potere. Questo significa che il ciclo cominciato con la Rivoluzione d’Ottobre non si è concluso con una restaurazione, ma con quella che altrove G. definirà una rivoluzione passiva: il grande capitale governa in presa diretta. Anche il secondo capoverso è confermato, con la messa in soffitta della filosofia classica tedesca e più in generale del modello continentale e l’elevazione agli altari del pragmatismo e del modello anglosassone, che ha avuto come corollario il trionfo del pensiero debole e l’obliterazione di quello forte. Quanto alle conclusioni, mi sembra sin ovvio notare che quando supposti marxisti accettano la razionalità di una superficiale trasformazione culturale che ha reso appetibile la soggiacente profonda trasformazione dei rapporti politici, e coerentemente alle nuove premesse mettono i diritti là dove c’erano i bisogni, allora il gioco è fatto. |
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