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Quando si esalta la funzione che la chiesa ha avuto nel medio evo a
favore delle classi inferiori, si dimentica semplicemente una cosa: che tale
funzione non era legata alla chiesa come esponente di un principio
religioso-morale, ma alla chiesa come organizzazione di interessi economici
molto concreti, che doveva lottare contro altri ordini che avrebbero voluto
diminuire la sua importanza. Questa funzione fu dunque subordinata e
incidentale: ma il contadino non era meno taglieggiato dalla chiesa che dai
signori feudali. Si può forse dire questo: che la «chiesa» come comunità dei
fedeli conservò e sviluppò determinati principi politico-morali in
opposizione alla chiesa come organizzazione clericale, fino alla Rivoluzione
francese i cui principii sono [propri] della comunità dei fedeli contro il
clero ordine feudale alleato al re e ai nobili: perciò molti cattolici
considerano la Rivoluzione francese come uno scisma [e un’eresia], cioè una
rottura tra pastore e gregge, dello stesso tipo della Riforma, ma
storicamente più matura, perché avvenuta sul terreno del laicismo: non preti
contro preti, ma fedeli-infedeli contro preti. [Il vero punto di rottura tra
democrazia e Chiesa è da porre però nella Controriforma, quando la Chiesa
ebbe bisogno del braccio secolare (in grande stile) contro i luterani e
abdicò alla sua funzione democratica]. |
Questa differenza tra la Chiesa espressione di un principio religioso-morale, e la Chiesa come organizzazione di interessi economici molto concreti, è valido a tuttoggi. Il solo IOR, speculando sui mercati, fa più danno ai poveri, in un sol giorno, di tutta la beneficenza che Caritas e missioni fanno in un anno. Da notare che, pur essendo un monarca assoluto, il Papa sembra delegare certe faccende ai tecnici, seguendo il detto evangelico: non sappia la mano sinistra quel che fa la destra (Matteo, 6, 1-4). |
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