§ <158> «Animalità» e industrialismo
Il testo verrà ripreso nel Q. 22 (V)
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L’industrialismo è una
continua vittoria sull’animalità dell’uomo, un processo ininterrotto e
doloroso di soggiogamento degli istinti a nuove e rigide abitudini di ordine,
di esattezza, di precisione. C’è una meccanizzazione o l’aspetto di una
meccanizzazione. Ma ogni nuovo modo di vivere, nel periodo in cui si impone e
lotta contro il vecchio, non appare una meccanizzazione? Ciò avviene perché
finora i mutamento sono avvenuti per coercizione brutale, cioè per
imposizione di una classe su un’altra. La selezione degli uomini adatti al
nuovo tipo di civiltà, cioè al nuovo tipo di lavoro, è avvenuta con inaudita
brutalità, gettando nell’inferno delle sottoclassi i deboli, i refrattari. Ci
sono state delle crisi, Ma chi era coinvolto in questa crisi? Non le masse
lavoratrici, ma le classi medie che avevano sentito anch’esse la pressione ma
indirettamente, per il loro stesso sistema di vita e di lavoro. Le crisi di libertinismo sono state
numerose: ogni epoca storica ne ha una. Per ottenere un nuovo adattamento al
nuovo lavoro, si esercita una pressione su tutta l’area sociale, si sviluppa
una ideologia puritana che dà l’esterna forma di persuasione e di
consenso all’intrinseca coercizione brutale. Ottenuto in una certa misura il
risultato, la pressione si spezza (storicamente questa rottura si verifica in
modi diversissimi, come è naturale, perché la pressione ha assunto forme
originali, spesso personali, si è identificata con movimenti di religiosità,
ha creato un proprio apparato che si è impersonato in determinati strati o
caste, ha preso il nome di un re ecc.) e avviene la crisi di libertinismo
(crisi francese dopo la morte di Luigi XIV per esempio), che però non tocca
che superficialmente le masse lavoratrici o le tocca sentimentalmente perché
deprava le loro donne; queste masse hanno infatti già acquisito i nuovi
sistemi di vita e rimangono sottoposte alla pressione per le necessità
elementari di vita. Il dopoguerra ha avuto una crisi simile, forse la più
vasta che si sia mai vista nella storia; ma la pressione era stata esercitata
non per imporre una nuova forma di lavoro, ma per le necessità di guerra. La
vita di trincea è stata l’oggetto principale della pressione. Si sono
scatenati specialmente gli istinti sessuali, repressi per tanti anni in
grandi masse di giovani dei due sessi e resi formidabili dalla sparizione di
tanti maschi e da uno squilibrio dei sessi. Le istituzioni legate alla
riproduzione sono state scosse: matrimonio, famiglia ecc. ed è nata una nuova
forma di «illuminismo» in queste quistioni. La crisi è resa più forte dal
contrasto tra questo contraccolpo della guerra e le necessità del nuovo
metodo di lavoro che si va imponendo (taylorismo, razionalizzazione). Il
lavoro domanda una rigida disciplina degli istinti sessuali, cioè un
rafforzamento della «famiglia» in senso largo (non di questa o quella forma
storica), della regolamentazione [e stabilità] dei rapporti sessuali. In questa questione il
fattore ideologico più depravante è l’illuminismo,
la concezione «libertaria» legata alle classi non manualmente produttive.
Fattore che diventa grave se in uno Stato le classi lavoratrici non subiscono
più la pressione violenta di un’altra classe, se la nuova abitudine al lavoro
deve essere acquisita solo per via di persuasione e di convinzione. Si forma
una situazione a doppio fondo, tra l’ideologia «verbale» che riconosce le
nuove necessità e la pratica «animalesca» che impedisce ai corpi fisici di
realmente acquistare le nuove abitudini. Si forma cioè una situazione di
grande ipocrisia sociale totalitaria. Perché totalitaria? In altre
situazioni, la massa lavoratrice è costretta a osservare la virtù: chi la
predica, non la osserva, pur rendendole omaggio verbale: l’ipocrisia è di
classe, non totale; è una forma transitoria, perché scoppierà in una crisi di
libertinismo, ma quando già le masse avranno assimilato la «virtù» in
abitudini acquisite. In questo secondo caso, invece, non esistendo il
dualismo di classe, la «virtù» viene affermata, ma non osservata né per
convinzione né per coercizione: non vi sarà pertanto acquisizione di nuove
abitudini, necessarie per il nuovo sistema di lavoro. È una crisi in
«permanenza» che solo la coercizione può troncare, una coercizione di nuovo
tipo, perché, essendoci una sola classe, sarà autodisciplina (Alfieri che si fa
legare alla sedia!) In ogni caso, il nemico da combattere è l’illuminismo. E
se non si crea l’autodisciplina, nascerà una qualche forma di bonapartismo, o
ci sarà un’invasione straniera, cioè si creerà la condizione di una coazione
esterna che faccia cessare d’autorità la crisi. |
Questo brano è utile per una
critica all’ideologia del 68, specie nella sua forma indirizzata più ai desideri che
ai bisogni. In particolare si osservi il
destino storico subito dalla critica del tempo alla famiglia, individuata come primo e fondamentale anello delle istituzioni repressive.
Se ben ricordiamo, proprio in quest’ambito, il movimento di liberazione degli omosessuali era a giusta ragione considerato oggettivamente rivoluzionario poiché il loro stato, che negava nei fatti la famiglia, negava l’esistente. La situazione di oggi è notevolmente cambiata. Questo brano descrive un doppio movimento ciclico: REPRESSIONE/LIBERAZIONE a cui si accompagna quello per cui gli oppressi di una fase storica diventano gli oppressori di quella successiva (M. Horkheimer, T. W .Adorno, Dialettica
dell'illuminismo). Si vedrà se il ciclo verrà
rispettato anche dopo le restrizioni di libertà che ci ha imposto ilCovid. Ma
su questo si veda la chiusura di G. L’UE ha perso autorevolezza durante l’epidemia,
ma potrebbe riacquistare autorità dopo, facendo leva sugli aiuti finanziari. |
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[1] Libertinismo.
Il termine è utilizzato in tre accezioni: L. spirituale: con origine storica in un movimento settario interno al
cristianesimo, con riferimenti a Gioacchino da Fiore, presente alle origini e
durante la Riforma, che sosteneva che ai salvati è impossibile peccare e che
dunque ogni comportamento è lecito; L. filosofico o libertinage
érudit: un movimento filosofico, caratterizzato dalla riscoperta del
pensiero dello Scetticismo greco (pirronismo) e da una rivalutazione del
pensiero di Epicuro, che specula unicamente su basi razionali rifiutando
qualsiasi tipo di Rivelazione, e quindi rifiuta qualsiasi morale che anziché
sulla Ragione e sulla "Legge di Natura" si basi su precetti
rivelati di qualsiasi tipo; L. sessuale,
o amoralismo (Don Giovanni, Casanova, de Sade, ma anche, Wilhelm Reich). Evidentemente tutte e tre le
accezioni, anche tra loro collegate, si prestano a un uso politico, e a questo G. fa riferimento, anche se non trascura
l’aspetto psicologico (il brano è citato tra gli esempi (scheda 8, La
questione sessuale) da Alessandro Ghiro → Gramsci
e la psicologia, 2012. [2] Ideologia
puritana.Il riferimento contemporaneo è al nuovo puritanesimo, imposto
come ideologia condivisa (Il Volstead Act, che sanciva il proibizionismo fu
in vigore dal 1919 al 1933), ma funzionali al ciclo produzione/consumi del
fordismo. |
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